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Regionali, il voto di domenica rafforza il Governo Renzi

Con questo articolo sul voto di domenica scorsa inizia la collaborazione dell’amb. Giovanni Jannuzzi con TRIBUNA ITALIANA. Già ambasciatore d’Italia in Argentina tra il 1998 e il 2001, alla conclusione della sua prestigiosa carriera diplomatica durante la quale ha ricoperto numerosi importanti incarichi, tra i quali Capo della Rappresentanza permanente d’Italia presso la N.A.T.O. in Bruxelles, due volte Direttore Generale degli Affari Economici del MAE, Capo Delegazione presso il Segretariato della Cooperazione Politica Europea, in Bruxelles. Capo di Gabinetto del Ministro degli Esteri, Ministro Consigliere alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’O.N.U., in New York., ecc. Jannuzi si è stabilito in Argentina. Esperto di politica internazionale, apprezzato autore di romanzi storici, di saggi e di libri di poesia, l’amb. Jannuzzi è abituale collaboratore di varie testate cartacee e telematiche italiane. Quindi gli siamo particolarmente grati per la disponibilità a collaborare con TRIBUNA ITALIANA.amb Jannuzzi

Regionali, il voto di domenica rafforza il Governo Renzi.
Di GIOVANNI JANNUZZI

Ho accettato con piacere il cortese invito di Marco Basti a collaborare con Tribuna Italiana, un periodico che rende un gran servizio alla comunitá italo-argentina. Io vivo stabilmente qui dal 2002 e di questa comunitá mi sento parte a titolo completo. Saró perció lieto di condividere coi lettori idee e riflessioni dettate dall’attualitá in Italia, in Europa, nel mondo e nelle relazioni italo-argentine, partendo da una constatazione: guardare al fondo delle cose e capire quello che é stabile e importante, separandolo dall’effimero e dall’appariscente, non é sempre facile ma é, io penso, necessario. E non sempre la grande stampa risponde a quest’esigenza.
Partirei oggi dalla situazione politica in Italia dopo le elezioni regionali di domenica 23 novembre. Come tutti sappiamo, dallo scorso aprile é alla guida del Paese un governo diretto dal Segretario del Partito Democratico (di centro-sinistra), Matteo Renzi , il quale aveva vinto in dicembre le elezioni primarie. I democratici hanno la maggioranza alla Camera, ma non al Senato: da qui la necessitá di un’alleanza coi transfughi del centro-destra di Berlusconi. Si é trattato all’origine di un’ operazione di pura aritmetica parlamentare, senza base popolare, legittima peró in una Repubblica parlamentare, com’é quella italiana. Poi elezioni europee del maggio scorso, dando al PD una maggioranza superioreal 40%, erano venute a dare una base di legittimitá a Renzi. Ora questa legittimitá é stata rafforzata dalle regionali. In ambedue le regioni in cui si votava, il Partito Democratico ha vinto di larga misura, con un distacco di venti punti in Emilia-Romagna (dove ha avuto il 49%) e di piú di trenta in Calabria (dove é giunto al 61%). Si puó obiettare che questo successo é offuscato dalla bassa affluenza alle urne (il 40%). Essa in effetti suscita preoccupazione per la vitalitá a medio e lungo termine delle nostre istituzioni democratiche, ma riguarda tutti i partiti e non solo il PD, il quale – dal 23 novembre – governa in gran parte delle Regioni italiane (per intenderci, le Regioni equivalgono alla Province argentine). Per contrasto, il partito di Berlusconi é uscito dovunque perdente ed é ora in piena crisi interna, il Movimento contestatario di Beppe Grillo é apparso in calo dappertutto, e solo la Lega Nord (federalista) ha aumentato i suoi voti in Emilia-Romagna, portandoli via a Berlusconi. Insomma, non appare da alcun lato una maggioranza capace di prendere il posto dell’attuale. É dunque ragionevole pensare che il Governo Renzi sia uscito piú stabile.
Tale stabilitá é importante perché Renzi si trova ad affrontare una serie di emergenze: una riforma istituzionale ed elettorale che garantisca stabilitá all’esecutivo in futuro; una riforma giudiziaria che, preservando l’assoluta indipendenza della Magistratura (requisito indispensabile di ogni vera democrazia) renda la Giustizia piú rapida ed efficace; la ripresa economica (che si annuncia sia pur timidamente per il 2015); una riforma fiscale; una riforma della Legge sul lavoro che serva a espandere l’occupazione, senza smantellare le protezioni di cui godono i lavoratori in Italia (é questo il punto attualmente contenzioso tra Governo e sindacati e una fronda di sinistra interna al PD). Senza parlare delle sfide poste alla sicurezza dell’Italia dal terrorismo islamista in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Per questo il Governo si é dato come orizzonte il termine normale della Legislatura, nella primavera del 2018. Che riesca a realizzare i suoi programmi é nell’interesse di tutti, al di lá delle pur legittime divisioni di parte. Ma in politica nulla é mai scontato!

Dal Cepa Argentina campagna di sensibilizzazione dei cittadini contro i tagli di fondi ai patronati

“Se venisse confermata questa decurtazione i patronati, che difendono e promuovono i diritti previdenziali e socio-assistenziali, non potrebbero più garantire i servizi finora offerti”. L’appoggio di FEDIBA

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Per iniziativa del Cepa – Argentina (Acli- Inas- Inca- Ital Uil), si é svolto a Buenos Aires un incontro con la comunità italiana e rappresentanti della stampa volto ad informare sulle misure economiche previste nel Disegno di Legge di Stabilitá del 2015, tendenti a ridurre il fondo di finanziamento dei Patronati.

All’iniziativa, a cui hanno partecipato molti cittadini rende noto il comunicato del Cepa – Argentina – hanno aderito rappresentanti degli Organismi dei diritti umani in Argentina, e dell’Associazione di famigliari di cittadini italiani scomparsi durante l’ultima dittatura militare, la Sigra. Angela (Lita) Boitano, e Julio Morresi. I rappresentanti di detti organismi, hanno dato il loro sostegno e testimonianza di quanto importanti sono stati e sono i Patronati per l’azione di concreta solidarietà, supporto e di difesa dei diritti umani fondamentali delle persone.

Durante l’incontro, prosegue la nota congiunta , è stata ribadita la critica al Disegno di legge di stabilità per il 2015 che riducendo pesantemente le risorse che finanziano l’attività dei patronati, mette a rischio la loro operatività, soprattutto in Paesi come l’Argentina dove i patronati concorrono in misura rilevante ad integrare l’attività degli enti previdenziali , assistenziali, alla rete consolare ed a migliorare qualitativamente i servizi alle persone.

“Se venissero confermati, i tagli alle risorse dei Patronati, – puntualizza la nota – costituirebbero un attacco diretto contro i cittadini in quanto questi istituti, che difendono e promuovono i diritti previdenziali e socio-assistenziali, non potrebbero più garantire i servizi finora offerti.. Tutti loro si troveranno a pagare per un servizio oggi gratuito, con il rischio di dover rinunciare alle tutele previdenziali e assistenziali a cui hanno diritto. L’uguaglianza di accesso ai diritti sarebbe nella pratica cancellata”.Nel corso dell’incontro è stato inoltre ribadito come questa misura non produrrà né l’effetto di semplificazione né quello di sburocratizzazione annunciato dal Governo, e nemmeno un miglioramento della qualità del sistema previdenziale per i cittadini che, anzi,vedranno significativamente ridotti, sia sul piano quantitativo, che qualitativo i livelli di servizio oggi complessivamente erogati.

Per il Cepa Argentina questa presa di posizione del Governo, oltre a costituire una mancanza di considerazione verso i cittadini italiani residenti all’estero, mette poi a repentaglio il futuro occupazionale di quasi 10.000 lavoratori e lavoratrici in una fase di recessione economica e di disagio sociale che negli ultimi 5 anni ha visto raddoppiare nel nostro Paese la disoccupazione. “I Patronati del Cepa, – spiega infine il comunicato – intendono avviare su tutto il territorio Argentino una campagna di sensibilizzazione dei cittadini, attivando iniziative per chiedere al Governo e al Parlamento di cancellare queste inique misure previste nella legge di stabilità per il 2015”.

Durante la riunione i responsabili delle strutture in Argentina Micaela Bracco dell’Inas, Maria Rosa Arona dell’Inca, Maira Gayoso Coscia dell’Acli e Andrea Garnero dell’Ital, hanno sottolineato l’importanza dei patronaticome ponte tra lo stato italiano e i lavoratori italiani all’estero. Inoltre hanno chiesto che vengaattuata la legge che consente ai patronati di collaborare con le sedi consolari. Quindi hano invitato tutti i connazionali ad aderire alla campagna, firmando nelle varie sedi oppure informandosi al sito www.tituteliamo.it

L’appoggio di FEDIBA

In un comunicato FEDIBA ha manifestato la sua solidarietà ai Patronati. FEDIBA, Federazione delle Associazioni Italiane della Circoscrizione consolare di Buenos Aires, facendosi eco degli oltre 130 sodalizi federati, respinge gli annunciati tagli ai fondi destinati ai Patronati italiani, che mettono a rischio la continuità dell’importante servizio che essi prestano anche alle comunità italiane all’estero, è scritto nel comunicato.

Un servizio che è apprezzato dalle nostre comunità e la cui rilevanza e utilità è cresciuta man mano che i successivi governi italiani hanno continuamente ridotto i fondi destinati all’assistenza e ai servizi consolari.

FEDIBA è consapevole della necessità che tutti i settori contribuiscano col loro sforzo al necessario riordinamento dell’economia italiana, agli effetti di favorirne la ripresa e l’anelato rilancio, ma non può essere che i sacrifici cadano sempre sui più deboli, o su coloro che abitano più lontano o, come in questo caso, in modo selvaggio su enti che si occupano della loro tutela.

Quindi rinnova la sua richiesta perché siano rivisti i tagli annunciati, sperando che siano accolte le voci in tal senso che si alzano anche tra gli italiani all’estero.

La Camera di Commercio Italiana in Argentina festeggia i suoi 130 anni

Sarà giovedì 27 el Plaza Hotel. Un evento che si ricollega alle celebrazioni dei grandi anniversari dei 50 e dei 100 anni, ai quali presero parte le più alte cariche dell’Argentina.
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Grande festa per l’imprenditoria italiana e di origine italiana in Argentina. La Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina, celebrerà il suo 130º anniversario. Sarà giovedì prossimo, 27 novembre, con una cena presso il Plaza Hotel di Buenos Aires.

La Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina, fu fondata nel 1884, svolgendo da allora una attiva ed efficace attività di promozione e di sviluppo dei rapporti socio-economici e imprenditoriali tra l’Italia e l’Argentina.

Una storia di 130 intrecciata a quella delle vicende sociali, economiche e politiche dell’Argentina e, infatti, nei suoi archivi, possono ritrovare testimonianze di momenti importanti della storia del Paese.

Nel 1884, anno in cui fu fondata la Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina, l’Argentina aveva 3 milioni di abitanti e Buenos Aires ne contava 400mila. Quell’anno le cifre globali del commercio con l’estero, raggiungevano i 162 milioni di pesos di allora e l’Italia occupava l’ottavo posto tra i paesi fornitori e il settimo come destinazione dell’export argentino. Nel 1963, l’Italia diventò il primo mercato per l’export argentino e il secondo nella classifica dell’import di Buenos Aires.

Le celebrazioni dei grandi anniversari della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina hanno avuto sempre una grande risonanza e sono state accompagnare dalle più alte cariche del paese. Così, alla cena di celebrazione del 50º anniversario, partecipavano, tra gli altri, il ministro degli Esteri e premio Nobel della Pace Carlos Saavedra Lamas e cinquanta anni più tardi, per il centenario della Camera, il Presidente della Repubblica Argentina Raúl Ricardo Alfonsin.

Anche quest’anno sarà una grande celebrazione e all’evento sono stati invitati tutti i soci del Sodalizio, i rappresentanti delle Istituzioni italiane in Argentina e locali, e i quelli della “italian business community”.

Una celebrazione all’insegna dell’Italia e le sue bontà il cui menù è a carico dei chef italiani: Donato De Santis, Leonardo Fumarola e Roberto Ottini.

L’iniziativa è sponsorizzata, tra gli altri, da: Pirelli, Catena, Ferrero, Campari, Lavazza, Branca, Emirates, Techint, Divella, Piaggio, Pilotes Trevi, Camozzi, Mazars Urien y Asoc, Est. Lisdero, Est. Santillan.

Per comunicarti con TRIBUNA ITALIANA telefona al numero (+54 011) 1554578328

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La cultura che verrà. “Storie, viaggi, scoperte, imprese”

Riflessioni a margine dell’avvio dell’Anno dell’Italia in America Latina e agli “Stati generali della Lingua italiana”. I libri italiani che non si trovano e biblioteche private che rischiano di perdersi. Di RENATA A. BRUSCHI

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Quali sono le opportunità che si aprono nel 2015 sul piano della cultura per gli italiani all’estero? Quali sviluppi seguiranno ad alcune iniziative inedite che si sono tenute in questo caldo autunno italiano? Nel corso degli Stati generali della lingua italiana, a Firenze, e durante la presentazione del programma ‘Anno dell’Italia in America Latina’, lunedì 10 novembre a Roma, in tanti hanno rivolto la loro attenzione al variegato mondo dell’italianità all’estero. Visto come opportunità per rafforzare legami mirando a ricadute commerciali e un po’ meno con lo spirito di indagare un fenomeno socioculturale.

Sono due iniziative di diversa portata, eppure si ispirano a principi molto simili e offrono anche qualche elemento di novità nel panorama dei rapporti tra Italia e Argentina. Nei giorni 20 e 21 ottobre a Firenze si sono riuniti esponenti di Istituzioni, intellettuali ed esperti, imprenditori di enti pubblici e privati. La principale valenza dell’iniziativa risiede nella sua intenzione di porsi quale luogo destinato all’ascolto. In concomitanza con le celebrazioni organizzate in molte città estere per la XIV settimana della lingua italiana nel mondo, diverse personalità della cultura e della politica italiana hanno discusso e deliberato in merito alle politiche a sostegno dell’italiano, nella consapevolezza che l’attuale contesto culturale si trova in rapida evoluzione e obbliga a ripensare le politiche di promozione linguistica.

A novembre, invece, nel corso della conferenza stampa in Farnesina, il sottosegretario Mario Giro ha lanciato un ambizioso programma sotto il lemma “Storie, viaggi, scoperte, imprese”. Sono quattro termini che sembrano equivalere ai punti cardinali di una presunta bussola in mano degli italiani che vorranno approfittare delle opportunità che qui si dispiegano. Come interpretare queste indicazioni. Le letture possibili sono varie.

Storie: il termine starà forse a indicare la pluralità dei vissuti e dei percorsi che hanno compiuto le collettività all’estero?

Viaggi: sono quelli di sola andata? Di andata e ritorno? Di evasione o di studio? Di svago o di lavoro?

Scoperte: intese come avvicinamento reale a questo molteplice universo latinoamericano che già parte mutilo, visto che esclude – forse meglio sarebbe tacere – la componente latina degli USA?

Imprese: termine non a caso posto per ultimo, in modo da restare impresso nella memoria. Trasformare in ricchezza tangibile il valore intangibile dell’italianità, per dare un’opportunità a chiunque sappia valorizzare il patrimonio culturale italiano di cui si è appropriato nel suo percorso di studi, di vita.

Considerata da questo estremo lembo dell’America, l’iniziativa, di cui poche notizie concrete sono trapelate sino ad oggi, sembrerebbe offrire dei risvolti interessanti e innovativi. A patto di entrare in sinergia con i referenti sparsi nei vari angoli di questo enorme subcontinente, in armonia con una delle conclusioni a cui sono giunti gli esperti degli Stati Generali. Il documento è disponibile sulla pagina del MAE http://www.esteri.it/MAE/approfondimenti/2014/20141023_Conclusioni_SG_Finale.pdf

Se si legge con attenzione l’ultimo punto relativo alle persone da coinvolgere, vengono citati gli “italofoni famosi” con il proposito di coinvolgerli in iniziative linguistiche in qualità di testimoni locali.

In questo prossimo anno italiano nell’America Latina il rischio di cortocircuito resta alto: basta girare per le librerie di Buenos Aires e sentire il parere di librai. Mancano gli autori che i lettori argentini chiedono, mentre arrivano in ritardo i titoli invenduti nelle librerie spagnole. Urge una revisione delle politiche editoriali, eppure tale ambito è prerogativa di alcune poche aziende transnazionali che oggi sono ancor meno sensibili a discorsi elaborati nei palazzi del potere.

Non stupisce infatti che lo sforzo di diffusione compiuto in occasione, ad esempio, della Fiera del Libro di Buenos Aires talvolta resti velleitario, dal momento che nelle librerie non sono disponibili i titoli promossi. E sia altrettanto inspiegabile il motivo per cui i circa settanta mila studenti di italiano, iscritti in un corso organizzato in Argentina, debbano poi restare a bocca asciutta senza poter fruire di letture in lingua originale.

D’altro canto, mentre vecchi problemi irrisolti continuano a generare occasioni perse, inizia a profilarsi con forza una nuova questione: la tutela del patrimonio archivistico relativo ad un momento di splendore della cultura italiana in Argentina. Per ragioni cronologiche, da pochi anni è diventato urgente trovare una soluzione al destino di archivi personali ma rilevanti per chi studia l’italianistica in Argentina. Alcune biblioteche di intellettuali che esercitarono un ruolo di primo piano nella mediazione culturale tra i due paesi negli anni del secondo dopoguerra oggi sono diventate un problema per gli eredi che non hanno più le possibilità di curare tale ricchezza libraia. Con il rischio che i fondi vengano smembrati, in alcuni casi anche emigrino verso atenei esteri che dispongono di risorse adeguate per gestirli e valorizzarli. Ciò rappresenta un reale impoverimento per la società locale. E’ arrivato il momento di domandarsi quale istituzione potrà garantire la tutela e fruizione di materiali preziosi per lo studio dell’italianità in Argentina. Occorre quindi mettersi al lavoro per creare tale spazio e farne un luogo di cultura per chi studia le tradizione e le origini culturali degli italiani d’America Latina.

RENATA ADRIANA BRUSCHI

Sui Comites, Giro nemo propheta

Il rinvio deciso su proposta del nuovo ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha sentito le ragioni dei senatori del Comitato delle Questioni per gli italiani all’Estero, che avevano chiesto un rinvio. Giro aveva stigmatizzato il rinvio: rischierebbe di disorientare i connazionali, facendo perdere credibilità al momento elettorale, aveva detto. di MARCO BASTI

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La decisione di rinviare le elezioni per il rinnovo dei Comites fino al 17 aprile dell’anno venturo presa ieri dal Consiglio dei Ministri, su iniziativa del nuovo titolare della Farnesina Paolo Gentiloni, lascia sbalorditi e provoca una serie di interrogativi che, almeno per adesso, sembrano senza risposta. A spiegare la decisione, dare più tempo per iscriversi alle liste elettorali, termine passato dal prossimo 19 novembre al 18 marzo 2015.
Vediamo come sembra che siano andate le cose.
Fino alla settimana scorsa, il governo, tramite Mario Giro, sottosegretario agli Affari Esteri incaricato dei rapporti con gli italiani all’estero, sosteneva la necessità di fare le elezioni: “Sì, i tempi sono stretti, ma le elezioni dei Comites si svolgeranno a dicembre, anche perché c’è una legge che lo impone.” Questo, in sintesi, quanto ribadiva il Sottosegretario rispondendo due settimane fa in Commissione Affari Esteri, all’interrogazione bipartisan, sottoscritta dai senatori eletti all’estero nei due schieramenti e dai colleghi membri del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, chiedendo il rinvio delle elezioni all’anno prossimo.
“Il Governo – aveva esordito Giro – è pienamente consapevole dell’importanza che rivestono per le collettività italiane all’estero le elezioni per il rinnovo dei Comites, che dopo svariati anni di rinvii, giustamente stigmatizzati da più parti, sono state indette per il prossimo 19 dicembre”.
Negli ultimi giorni però c’è stato un importante cambiamento. Federica Mogherini è entrata a far parte dell’esecutivo della Unione europea, nientemeno che come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, lasciando vuota la sedia di titolare della Farnesina. Nuovo ministro degli Affari Esteri e il Commercio Estero è Paolo Gentiloni, il quale alla sua prima nel Consiglio dei Ministri, dopo aver incassato le congratulazioni e gli auguri dei colleghi, ha proposto e ottenuto di spostare le elezioni dei Comites all’anno prossimo. Un rinvio che, nel felpato linguaggio dei comunicati stampa, ieri veniva presentato così: “La decisione – che mette fine alle tante polemiche dovute ai tempi ristretti per la presentazione delle liste e per l’iscrizione nell’elenco degli elettori – è arrivata grazie alla sensibilità del ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, che si è fatto interprete delle preoccupazioni espresse dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato”.
In altre parole, il nuovo ministro, come primo atto nei suoi rapporti con gli italiani all’estero, portava alla decisione di rinviare le elezioni, su insistenza dei senatori del CQIE.
Evidentemente il nuovo ministro ha una maggiore sensibilità rispetto al suo predecessore e al Sottosegretario che si occupa di questioni di italiani all’estero. O i senatori del CQIE hanno un maggiore potere di convincimento nei suoi riguardi di quanto avevano con Giro.
E per loro e per il ministro, e per il governo Renzi, non conta una ulteriore figuraccia nei confronti degli italiani all’estero.
Perché, anche ammettendo che la decisione di fare le elezioni comunque, con il nuovo sistema, era destinata al fallimento (Giro ieri ha detto che si sono iscritti 60mila cittadini, che rappresentano il 2 per cento del corpo elettorale) nessuno è in grado di assicurare che entro il 18 marzo, nuovo termine fissato per iscriversi negli elenchi consolari, ci sarà una valanga di iscrizioni, se non si farà una campagna informativa adeguata (cioè con risorse sufficienti che, dicono, non ci sono) per favorire le iscrizioni.
Ma intanto ci sarà una lunghissima campagna elettorale, perché le liste sono già state iscritte, col rischio di logorare i futuri consiglieri anche prima che vengano eletti. Consiglieri che si vorrebbe, nuovi o comunque riconfermati dal voto popolare, al posto di altri che, a causa dei rinvii per cinque anni decisi a Roma, hanno perso legittimità.
E anche se il Sottosegretario Giro ha detto che il rinvio è stato stabilito unicamente per consentire l’inscrizione di votanti e non di nuove liste, non mancano voci all’interno dei due schieramenti di centrosinistra e di centrodestra, che reclamano la riapertura anche dei termini per iscrivere nuove liste. Infatti, nel darne l’annuncio del rinvio su proposta del ministro Gentiloni, si parlava di “decisione – che mette fine alle tante polemiche dovute ai tempi ristretti per la presentazione delle liste e per l’iscrizione nell’elenco degli elettori”. Una svista, un lapsus o la conferma della volontà di riaprire il termine anche per iscrivere altre liste?
Se ciò avvenisse, sarebbe scandaloso, perché comporterebbe una evidente violazione delle regole del gioco a partita iniziata. Purtroppo non è da escluderlo. Perché il flop dei partiti romani, specialmente in Europa dove regnano quasi incontrastati, è troppo evidente, per cui non è da escludere che si voglia correre ai ripari.
Da noi il Pd non è riuscito a iscrivere nemmeno una lista nelle nove circoscrizioni, perché non aveva le cento o duecento firme necessarie. Ma anche una sigla storica come il Ctim legata alla destra storica di Mirko Tremaglia, decise di non presentarsi alle elezioni, denunciando i cambiamenti nel regolamento, col quale rischiava di fare una figuraccia per mancanza di firme nei tempi previsti.
Peggio ancora partiti come Forza Italia, Nuovo centro destra, Movimento 5 Stelle, Sel, e così via, inesistenti da noi. Partiti questi ultimi, che hanno in comune la loro avversione agli italiani all’estero e che per questo non si curano se fanno o meno un’altra figuraccia nei nostri confronti. Per questo motivo per loro non contano le regole violate, lo sforzo fatto da quanti si sono impegnati per adempiere alla legge e ai regolamenti per poter iscriversi e partecipare. Migliaia di persone che si sono mobilitate, che hanno speso tempo e risorse per iscrivere una ventina di liste nelle nove circoscrizioni consolari solo per citare le comunità dei residenti in Argentina.
La decisione di rinviare le elezioni, presa dal governo su proposta del ministro Paolo Gentiloni, mette in evidenza crepe e diverbi all’interno degli stessi partiti della maggioranza e dell’opposizione, perché, solo per fare un esempio, i deputati del Pd eletti all’estero, fino alla settimana scorsa denunciavano il comportamento irresponsabile dei loro colleghi del Senato eletti all’estero che chiedevano il rinvio. Colleghi ai quali ha dato ascolto il nuovo capo della Farnesina.
Il sottosegretario Mario Giro diceva profeticamente a conclusione del suo intervento in risposta all’interrogazione di cui parlavamo all’inizio: “Credo che in questo momento sia opportuno continuare a fare ogni sforzo affinché le elezioni per il rinnovo dei Comites si tengano nei tempi previsti, in maniera corretta e con un’adeguata informazione. L’approvazione di una nuova norma, che modifichi la tempistica prevista”, come richiesto nell’interrogazione, “rischierebbe di disorientare i connazionali, facendo perdere credibilità al momento elettorale”.
Crediamo che sia giustificata l’allarme lanciata dal Sottosegretario Giro, nemo propheta, non in patria, ma nel governo.

Marco Basti

COMITES, Elezioni rinviate al 17 aprile 2015

Lo ha deciso ieri il Consiglio dei ministri. Giro, Si va ai tempi supplementari2015(1)

ROMA (aise) Le elezioni per il rinnovo dei Comites, inizialmente previste per il 19 dicembre 2014, sono state rimandate al 17 aprile 2015. La decisione è arrivata nella tarda serata di ieri, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri.
La decisione – che mette fine alle tante polemiche dovute ai tempi ristretti per la presentazione delle liste e per l’iscrizione nell’elenco degli elettori – è arrivata grazie alla sensibilità del ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, che si è fatto interprete delle preoccupazioni espresse dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato.
Così ieri Gentiloni ha portato in Consiglio dei Ministri un provvedimento, poi approvato dai colleghi di governo, che posticipa la data di voto per l’elezione dei componenti dei Comitati degli italiani all’estero. Un provvedimento, si legge in una nota di Palazzo Chigi, “che si è reso necessario per favorire una maggiore affluenza al voto, visto che la nuova procedura di registrazione introdotta per la prima volta richiede tempi ulteriori per raccogliere una più vasta partecipazione”.

È la stessa partita, solo che si va ai tempi supplementari. Si affida alla metafora calcistica il sottosegretario Giro per spiegare cosa succede ora che le elezioni dei Comites sono state rinviate al 17 aprile e che il nuovo termine per iscriversi negli elenchi consolari è fissato al 18 marzo.

Arriva all’indomani del rinvio delle elezioni dei Comites la prima audizione del sottosegretario agli esteri al Comitato della Camera presieduto da Fabio Porta (Pd) e l’argomento non poteva che essere al centro dell’audizione, in cui Giro ha parlato anche della Legge di Stabilità e della rete consolare.
Dopo aver richiamato tutti i rinvii susseguitisi negli anni, e sottolineato che “questo Governo ha deciso di rispettare la scadenza del 2014, perché erano troppi 10 anni senza rappresentatività”, Giro ha ricordato pure che l’articolo 10 del dl 109/2014 ha ribadito che il voto sarebbe stato per corrispondenza, ma con l’inversione dell’opzione.
Novità importante, quest’ultima, “veicolata da ambasciate e consolati in tutti i modi possibili, dalla tv al web, ma anche per lettera”, anche se l’informazione non è arrivata a tutti se è vero che gli iscritti negli elenchi consolari – ha riferito Giro – erano, al 4 novembre – cioè a 15 giorni dal vecchio termine per le iscrizioni – poco più di 60mila, cioè meno del 2% degli aventi diritto.
L’inversione dell’opzione è “un esperimento innovativo da mutuare anche per voto politico e referendum, per eliminare le ben note criticità delle modalità del voto all’estero, personalità e segretezza del voto, e il suo costo spospositato” se riferito al numero dei votanti.
“Il numero limitato delle opzioni – ha proseguito Giro – rischiava di ingenerare una limitazione del diritto di voto, nonché dubbi sulla rappresentatività dei nuovi Comites, ma anche sulla pecorribilità del sistema dell’ozpione, quindi è stato preso in considerazione un prolungamento dei termini, viste anche le sottolineature giunte dai vari Comitati, dagli eletti all’estero e dalle Commissioni esteri”.
Per questo, ieri il Consiglio dei Ministri “ha rinviato il voto al 17 aprile e fissato al 18 marzo il nuovo termine per l’iscrizione nelle liste degli elettori”. Questo nuovo decreto, dunque, “dà 4 mesi in più per iscriversi, rimanendo ferma la volontà del Governo – attraverso il Maeci e la rete consolare – i continuare a informare fino alla scadenza delle elezioni perché partecipino più connazionali possibile”.
Nel dibattito, è stato posto l’accento sulle motivazioni politiche alla base del rinvio ora e non nel passato, e sulla sorte dei fondi già stanziati (Garavini); sulla ragionevolezza di riparire i termini di tutta la partita, ma solo per l’iscrizione degli elettori e su cosa potrebbe essere fatto là dove nessuna lista ce l’ha fatta anche se il tentativo è stato “serio” (Fedi); posto che è indispensabile salvare il lavoro fatto (Amendola).
Giro ha risposto spiegando che “non stiamo riaprendo le elezioni: il gioco non cambia si va solo ai tempi supplementari”.
“Non abbiamo voluto altre proroghe perché siamo convinti che prima di riformare la rappresentanza degli italiani all’estero ci fosse bisogno che il Governo facesse il suo dovere. Ho sempre detto “no” ad una riforma a freddo”, ha detto Giro. “Solo dopo le nuove elezioni potremo discutere con i nuovi Comites che avranno una rappresentatività legittima e con il nuovo Cgie di come riformare tutto il sistema. Sono stati solo allungati i termini per iscriversi a votare e questo perché è una assoluta novità”, ha ribadito il sottosegretario.
Sul cosa fare laddove non ci sono state liste “stiamo riflettendo” per “vedere se si può fare qualcosa”.
Sul fronte risorse, due punti fermi: il primo è che “non possono aumentare i costi delle elezioni”; il secondo è che quie soldi non possono essere dirottati altrove: “i soldi sono arrivati al Mae, messi nel capitolo 1316, sono e restano per le elezioni dei Comites, non possiamo dirottarli altrove”, ha spiegato Giro.
Quanto alle motivazioni del rinvio ora e non mesi fa quando è stato chiesto, il sottosegretario ha spiegato che alla base della decisione di ieri “ci sono i numeri: i numeri sono un’altra cosa. Ora sappiamo che c’è bassa partecipazione, perché prima di tutto non si sa più che cosa sono i Comites, dopo 10 anni dalle ultime elezioni”. Con questa dilazione “la corsa sarà meno affannata e fra 4 mesi vedremo se è aumentato il tasso di partecipazione. Numeri alla mano, – ha ribadito, concludendo – solo allora ragioneremo sui problemi che emergono dall’attuale sistema di rappreentanza degli italiani all’estero e sulla possibile riforma attuabile in base alla realtà”. (aise)

Comites e Patronati, due esempi dello stesso problema

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Alle elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) che si chiuderanno il 19 dicembre, parteciperanno meno liste e meno candidati che nelle precedenti elezioni del 2004. Ma soprattutto si ridurrà di molto (drammaticamente dicono alcuni) il numero degli elettori.
Questo perché è stato approvato un nuovo regolamento che prevede l’iscrizione previa in un elenco elettorale da compilare prima di ogni elezione. Una modifica del regolamento fatta per le elezioni per il rinnovo dei Comites, ma che vuole essere la prova per il sistema previsto per le future elezioni politiche.
Un sistema che prevede che l’iscrizione sia personale e qui c’è un altro aspetto che viene molto criticato. Idealmente è un sistema moderno e sicuro. La realtà però, dimostra che non si è tenuto conto (ma qualcuno sostiene che è stato fatto apposta) del fatto che in paesi come quelli dell’America Latina, le distanze fino alle sedi consolari sono enormi, i mezi di trasporto deficienti e a vote cari, che le reti informatiche non arrivano in tutte le parti in modo soddisfacente e che una buona fetta degli elettori, in genere persone anziane (ma non solo), non è abituata a usare i mezzi informatici, perché non ha le possibilità economiche o tecniche. Un altro dato che sembra portare acqua nel mulino di quanti sostengono che c’è un deliberato proposito di far fallire queste elezioni, è stato la richiesta di un numero di firme eccessivo per la presentazione di una lista per partecipare alle elezioni.
E infatti sembra che sia così, quando si pensa che per le elezioni politiche erano richieste solo 150 firme per presentare una lista in tutta la ripartizione, cioè in tutto il continente, mentre ora per le elezioni locali, sono state richieste 100 o 200 firme, secondo il numero di cittadini residenti. Vero è che, come sosteneva giorni fa l’on. Mario Borghese, un dirigente di una collettività numerosa come quella dell’Argentina dovrebbe fare un mea culpa se non riuscisse a raccogliere un centinaio di firme per presentare una lista, ma la contraddizione col numero di avalli richiesti per le elezioni politiche sembra evidente.
Ed evidentemente non tutti quanti si considerano dirigenti hanno potuto o saputo raccogliere firme per presentare una lista, visti i fallimenti anche vistosi che in alcune circoscrizioni – non in Argentina – hanno portato all’annullamento delle elezioni in assenza di liste.
Tornano di attualità gli appelli lanciati dai dirigenti della nostra comunità in tutte le precedenti elezioni. Andate a votare. Anche quando non si possono nascondere le delusioni di oggi e di ieri, anche quando spesso si ha la sensazione che tutti siano carrozzoni mossi solo dalla grande vanità di alcuni dirigenti. Forse è vero per alcuni, ma non tutti sono i dirigenti sono uguali, nè tra gli attuali, nè tra quelli che si presentano per la prima volta. Ce ne sono anche capaci, entusiasti e impegnati. E anche con idee.
E poi non bisogna dimenticare che questi sono gli strumenti di rappresentanza che abbiamo oggi a disposizione e che comunque vadano le elezioni, che siano votati da pochi o da molti, gli eletti saranno i nostri rappresentanti. Per cui rimane valido l’inivito a informarsi e iscriversi per poter votare, responsabilmente, consapevolmente. Come è stato detto in passato, è importante votare per dimostrare che siamo in tanti e che non vogliamo essere lasciati da parte o dimenticati da Roma.
Per iscriversi c’è tempo fino al 19 novembre, cioè ci sono soltanto due settimane ancora a disposizione. Poi ci sarà un altro mese per decidere chi votare. Le liste comunque sono già state uffucializzate.

Lasciati da parte come viene dimostrato anche dalla riduzione della rete consolare (che per fortuna, per adesso, ha risparmiato le sedi in Argentina che ad ogni modo sembrano insufficienti), dai tagli agli enti gestori dei corsi di italiano e dalle forbici che si sono abbattute sui fondi ai Patronati.
Infatti, nella ossessiva ricerca di sprechi veri o presunti, spronato dall’Ue, il governo presieduto da Matteo Renzi, come fecero in passato i precedenti guidati da Berlusconi, Monti o Letta, tagliano a destra e manca e questa volta è toccato ai Patronati, quelli enti legati a centralisindacali e imprenditoriali e a associazioni no profit, che assistono le persone nelle loro pratiche lavorative, previdenziali, pensionistiche e burocratiche. Molte di quelle pratiche assegnano un punteggio, in base al quale poi lo Stato italiano, tramite generalmente il ministero del Lavoro, paga una contributo/compenso ai Patronati. Si tratta di un sistema antico, nato nell’ultimo dopoguerra che, col passare del tempo ha subito alcuni cambiamenti, passando da un rapporto più stretto con lo Stato (inizialmente erano considerati parastatali) a organizzazioni di servizi no profit. Oggi sembra che siano caduti in disgrazia insieme alle centrali sindacali perché in un certo senso identificati con la politica che attualmente è diventata una brutta parola in Italia. E quindi se no da abbattere, almeno sì da ridurre.
Intendiamoci, lo Stato deve curare gli interessi di tutti e sicuramente vanno evitati gli sprechi. Tutto sta nella misura e nella precisione dei tagli. Questi che sono stati decisi sui fondiai Patronati, secondo quanto denunciano, avranno pesanti ricadute nei servizi in favore del lavoratori anche in Italia. Qualcuno sostiene che non potranno essere mantenute le sedi all’estero, che danno un servizio in favore degli italiani residenti fuori d’Italia. Quindi l’alternativa sarebbe o la chiusura, o far pagare, almeno parzialmente i servizi. Ancora si studia quali saranno le conseguenze dei tagli.
Patronati e Comites sono strumenti ideati da un’Italia che oggi non c’è più, perché immersa in una profonda crisi che non è solo economica, ma è di identità, di progetto e di futuro.
Patronati e Comites, così come il CGIE, i nostri parlamentari, il nostro voto, le consulte regionali per l’emigrazione o per i corregionali all’estero, gli enti gestori dei corsi d’italiano o il sistema delle Camere di Commercio italiane all’estero, da tempo non sono più tabù intoccabili. Ad un’Italia guidata da una classe politica che pensa solo a tagliare per restare al passo con un’Europa e un mondo che cambiano velocemente, sembra difficile parlare in difesa di questi strumenti creati durante oltre mezzo secolo da quando il Paese svegliatosi dall’incubo del fascismo e dei disastri della guerra, sognava un futuro e cercava di rialacciare i rapporti con i suoi cittadini che erano stati costretti all’emigrazione. La grande sfida, per l’Italia e per noi, sembra saper ritrovare quello spirito, per ristabilire il dialogo. Da esso si vedrà se gli strumenti sono ancora utili o se ci vogliono altri. Ma intanto non buttiamo al mare quello che c’è. Iscriviamoci per votare alle elezioni dei Comites. E vediamo cosa succederà con i Patronati.

MARCO BASTI

Elezioni Comites, meno liste che nel 2004. Fino al 19 ci si può iscrivere per votare

Tre liste a Buenos Aires (erano sette nel 2004), tre anche a Lomas de Zamora, La Plata e Morón, due a Bahía Blanca, Mar del Plata, Mendoza e Rosario e una soltanto a Cordoba.

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Meno liste che nel 2004. E’ la constatazione emersa dalle informazioni date dai comitati elettorali consolari, costituiti in ogni circoscrizione consolare. In alcuni paesi non è stata presentata nemmeno una lista, motivo per il quale in tali sedi sono state annullate le elezioni. Non è stato il caso dell’Argentina, dove tradizionalmente c’è una grande voglia di partecipazione, sia come candidati che come elettori. Ad ogni modo però le liste che alla fine sono riuscite a presentare gli avalli sufficienti sono meno che in passato.

A Buenos Aires, solo per fare l’esempio della circoscrizione più numerosa al mondo (un dato ribadito dal Rapporto Italiani nel Mondo 2014) le liste che parteciperanno a queste elezioni sono soltanto tre, mentre dieci anni fa erano state sette. Il MAIE, movimento presieduto dall’on. Ricardo Merlo, si presenta, da solo o in alleanza, in tutte le nove circoscrizioni consolari dell’Argentina e, naturalmente anche a Buenos Aires, dove la lista è capeggiata dal coordinatore del movimento a Buenos Aires, avv. Dario Signorini.

Nelle altre circoscrizioni il panorama è variegato, ma comunque si conferma che le liste presentate sono meno che dieci anni fa, con un caso unico in Argentina, ma che si ripete in altre circoscrizioni consolari in altri paesi e cioè l’iscrizione di una sola lista. E’ avvenuto nella circoscrizione consolare di Cordoba, dove l’unica lista presentata, fa riferimento al presidente uscente Rodolfo Borghese e a suo figlio, il deputato Mario Borghese. Capolista sarà l’altro figlio, Rodolfo Borghese.

A Lomas de Zamora come a Buenos Aires si presentano tre liste. Tre anche a La Plata dove sono state ammesse tre delle cinque che inizialmente si erano presentate all’iscrizione.

In tutte le altre circoscrizioni le liste saranno due, cioè a Bahía Blanca, Mar del Plata, Mendoza, Morón e Rosario.

Le tre liste presentate a Buenos Aires sono la numero 1, del MAIE, con a capo Dario Signorini, presidente di Fediba e dell’Associazione Lombarda, nonché consigliere uscente del Comites.

La lista 2 è del MIRE, Movimento Italiani Residenti all’Estero del consigliere uscente del Comites Antonio Morello.

La lista 3 è dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, fondata da Eugenio Sangregorio, che non si presenta. A capo della lista c’è Michele D’Angelo, già consigliere del Comites di Buenos Aires e presidente del Centro Culturale Italiano di Olivos.

Come detto, il numero delle liste presentate è inferiore a quante presentate nel 2004. Tra gli assenti, “eccellenti”, le liste dei partiti italiani, quali il Partito Democratico, che non ha iscritto una sua lista a Buenos Aires perché, assicurano i bene informati, non è riuscito a riunire le firme necessarie per la presentazione. Sparita completamente Forza Italia e tutti i suoi alleati quali Udc, Udeur, Ncd, An, ecc. In particolare per quanto riguarda An, ultimo partito del padre del voto degli italiani all’estero, Mirko Tremaglia, l’assenza del partito e dell’associazione storicamente legata alla destra, il Comitato Tricolore degli Italiani nel Mondo (Ctim) si registra in tutto il paese, ma l’attuale presidente del Ctim in Argentina, l’on. Giuseppe Angeli, deputato nelle due passate legislature, ha annunciato, insieme all’on. Menia, presidente del Ctim a livello internazionale, che non avrebbe presentato la lista, in protesta contro le modifiche al regolamento, apportate in poco tempo ragion per cui, ha anticipato Angeli, parteciperà poca gente alle elezioni.

Ad ogni modo a Rosario, roccaforte di Angeli, si presentano due liste. MIRES (Movimento degli Italiani Residenti all’Estero e Solidali) con Marcelo Castello, presidente della Famiglia Abruzzese di Rosario (della quale Angeli è presidente onorario) a capo dei 21 candidati, dei quali 19 sono nati in Argentina. L’altra è la lista MAIE con Mirella, in riferimento all’ex senatrice Mirella Giai, personalità molto apprezzata a Rosario. In testa a questa lista c’è Mariano Gazzola, coordinatore del MAIE in Argentina e consigliere del CGIE. Cinque sono gli italiani presenti in questa lista che sono nati in Italia.

Le liste che si presentano a Lomas de Zamora sono: Lista Democrazia, Pace e Volontariato Solidario, con sostenuta dall’attuale presidente del Comites di Lomas Alfonso Grassi (che non si ricandida), con a capo l’attuale tesoriere dell’organo, il dott. Emilio Julio Bianco. La lista 2 è quella del MAIE il cui capolista, è il coordinatore del Movimento Associativo degli Italiani all’Estero nella circoscrizione di Lomas, Gerardo Pinto che è anche consigliere del CGIE uscente.

La lista dell’USEI è la numero 3 e suo primo candidato è Vito Antonio Santoli.

Il MAIE porta il numero 1 a La Plata, e a capo della lista c’è l’ing. Guillermo Rucci, presidente uscente del Comites di La Plata e coordinatore MAIE nella circoscrizione.

Juan Pedro Brandi, presidente della Fedemarche è il capolista della lista 2 “Pluritalia”. Nicolás Moretti è il primo candidato della lista 3 “Italiani in Movimento”.

Due le liste presentate a Mar del Plata. La lista n.1, “Fratelli d’Italia”, che fa capo al presidente del Comites di quella città, Raffaele Vitiello e raccolse per prima il numero di avalli richiesti e la lista n.2 “Nuove Generazioni – Esperienza e Gioventù”.

Due anche a Mendoza. La lista 1, quella del MAIE, il cui primo candidato è Marcelo Romanello, giornalista, coordinatore del Movimento nella zona di Cuyo e consigliere del CGIE. La lista 2 “Movimento Nuovo Garibaldi”, ha come capolista Vicente Trovato.

Nella circoscrizione consolare di Bahía Blanca si presentano due liste. La lista 1 è quella del MAIE, che ha come capolista, anche in questo caso, il coordinatore del movimento nella circoscrizione, Juan Carlos Paglialunga, che è anche presidente uscente del Comites baiense. La lista 2 che porta in testa il consigliere del CGIE Francisco Nardelli, è la “Lista Associativa e Federativa – Associazioni italiane del Sud argentino”.

Tre le liste che si presentano a Morón, una del MAIE, una che fa capo al presidente uscente del Comites e coordinatore del Pd in Argentina Francisco Rotundo e una terza riconducibile all’USEI.

Come è stato detto, a Córdoba si presenta una sola lista, riconducibile al MAIE.

Ufficializzate le liste, ora inizia la campagna elettorale vera e propria, ma il problema principale, continua ad essere il numero ancora troppo esiguo degli iscritti a votare, provocato dall’approvazione di un nuovo regolamento che prevede l’iscrizione previa in un elenco elettorale da compilare prima di ogni elezione e che, per quanto riguarda specificamente questa tornata elettorale, non è stato subito confermato, ma è diventato operativo solo venti giorni dopo l’approvazione, col risultato che i tempi necessari per diffondere il cambio delle condizioni, la cosiddetta inversione di opzione, cioè chi vuole votare deve comunicarlo, mentre in passato potevano partecipare al voto tutti i cittadini iscritti all’anagrafe consolare. Una modifica del regolamento fatta per le elezioni per il rinnovo dei Comites, ma che vuole essere la prova per il sistema previsto per le future elezioni politiche.

E’ stato fatto notare da più parti, che per fare una modifica di questo genere ci voleva una ampia campagna d’informazione che solo è stata parzialmente sostituita con le lettere inviate dalle ambasciate ai cittadini spiegando il nuovo sistema.

L’eredità di Mario Basti Ricorre oggi il sesto anniversario della morte del fondatore della TRIBUNA ITALIANA

Mario Basti in ufficio2

L’anniversario avviene in un momento delicato della vita del giornale che lui creò quando, nel 1977, fu costretto dai nuovi editori a lasciare la direzione del Corriere degli Italiani. Per Mario Basti la continuità del lavoro giornalistico, creando e dirigendo una nuova testata non fu facile. Doveva ripartire da zero, affrontando la concorrenza dell’editore italiano che era sicuro della sua forza e credeva di conoscere la collettività meglio di chi l’aveva informata per quasi trent’anni.

Mario Basti però aveva dalla sua parte quella lunga esperienza, prima come redattore capo e poi come direttore del Corriere. Aveva lo sprone e l’appoggio di un gruppo di amici imprenditori e dirigenti che credevano in lui e l’appoggiarono con impegno e generosità durante i primi anni dell’avventura della TRIBUNA ITALIANA, così come i principali collaboratori che aveva nel giornale fondato da Ettore Rossi che non esitarono a seguirlo nella nuova impresa, nonostante il successo non fosse scontato. Inoltre Mario Basti aveva dalla sua parte la stragrande maggioranza della collettività che lo conosceva e che apprezzava la sua intelligenza, la sua capacità e la sua onestà, morale e intellettuale.

Fu naturale quindi che la nuova testata partisse a gonfie vele e che in poco tempo prendesse il posto che era stato del Corriere degli Italiani, giornale che poco tempo dopo l’editore italiano decise di non pubblicare più.

Nel suo editoriale del primo numero il dott. Mario Basti spiegava quale sarebbe stata “la nostra identità”. Trent’anni dopo, in una delle sue famose Finestre, tornava sull’argomento e scriveva:

“Trenta anni di incontri settimanali con migliaia di lettori, attraverso le pagine di un periodico nato nella collettività italiana dell’Argentina, per gli italiani residenti stabilmente in Argentina, scritto da italiani e argentini di salde radici italiane, con la generosa determinante collaborazione di amici che sono membri della comunità italiana in Argentina e che, come noi, hanno creduto che le opere e i giorni della comunità italiana in Argentina dovessero essere documentate, come testimonianza di una storia di lavoro e di passione, che merita di essere conosciuta e ricordata e onorata in Italia e in Argentina, la storia appunto, di questa collettività, che ha dato un apporto rilevante al progresso sia del Paese che ha dovuto lasciare, l’Italia, sia dal Paese che con generosa solidarietà l’ha accolta, l’Argentina, in anni difficili, quelli della nostra diaspora.”

Un giornale della collettività, che man mano che la collettività italiana è diventata comunità di origine italiano, ha cercato di accompagnare tale mutamento, rimanendo però fedele a quei principi, a quella proposta, a quell’identità definita da Mario Basti.

Non è mai stato facile seguire la strada tracciata allora e proprio Mario Basti è sempre stato pienamente consapevole delle difficoltà che un giornale come il nostro doveva affrontare. Perché è una testata che ha un pubblico specifico, ma anche perché operiamo in un paese che ogni tanto riserva ai suoi abitanti delle sorprese sgradevoli: inflazione, recessione, crisi, ecc.

Per affrontare le difficoltà, Mario Basti si affidava alla “grande famiglia della TRIBUNA ITALIANA”, e questa espressione dimostrava il grande affetto e legame che lo univa ai lettori, perché per Mario Basti il primo valore, il primo gioiello, la prima preoccupazione, era la sua famiglia per cui, identificando i suoi lettori con quello che amava di più, dimostrava quanto li apprezzava. E fu ripagato, perché ogni volta che chiamava, riceveva la risposta a volte non sufficiente, ma sempre generosa degli abbonati e dei lettori. Sicuramente avrebbe meritato maggiore generosità da parte delle autorità e da alcuni dirigenti della collettività. Ma anche in questo Mario Basti fu saggio, non illudendosi sulla gratitudine che sarebbe stato giusto aspettarsi da alcuni di essi.

Noi ci sentiamo eredi di quel legame e cerchiamo di onorarlo ogni giorno dando il meglio di noi, in omaggio a Mario Basti e a quanti lungo la storia di questo giornale si affidarono a lui e alla sua penna per scrivere la storia della collettività italiana in Argentina negli anni e nei decenni dell’ultimo dopoguerra.

Oggi TRIBUNA ITALIANA è alle prese con le conseguenze di un’altra crisi argentina, un’altra volta si affida ai suoi abbonati, lettori e amici, alla “grande famiglia della TRIBUNA ITALIANA”, e, come in passato, cerca di ricrearsi, di rilanciarsi, in un mondo nel quale i valori sono più sbiaditi, dove le certezze che avevamo una volta sulla nostra comunità, sono messe in dubbio da più settori. Noi continuiamo a credere in quei valori, a sostenere le ragioni della nostra comunità e la validità del contributo che l’emigrazione italiana ha dato a questo paese, che è stato determinante, che va ringraziato e che va messo in risalto, in Italia, ma anche e soprattutto nella società argentina. Forse cambieremo formato, forse parleremo maggiormente in spagnolo, forse daremo più spazio al sito web e alle reti sociali. Nei prossimi mesi quando avremo concluso la prima tappa del processo di rilancio, si potranno vedere i primi risultati.

Il mondo cambia, i nostri paesi cambiano, ma i valori tramandati da Mario Basti, umani e giornalistici, restano tali, pur in un mondo e in una società “liquidi”. Noi continueremo ad ispirarci ad essi e a fare un mezzo di comunicazione espressione della nostra comunità. E’ l’eredità che abbiamo ricevuto dal dott. Mario Basti ed è l’omaggio, convinto, che vogliamo rendere alla sua memoria.

IL DIRETTORE

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